Alfredo, un collega, un amico, una persona che ho conosciuto anni fa, un associato del nostro Sindacato con cui abbiamo creato un rapporto lavorativo di condivisione e solidarietà che ha tenuto unito i fili della nostra colleganza nel tempo e nelle avventure dispersive e variopinte della nostra professione.

Aveva una buona nomea Alfredo, mai un alterco, mai una rissa, la prudenza alla guida proverbiale quasi in marchio di famiglia visto che condivideva il lavoro con il figlio Federico e anche il fratello Andrea, da poco in pensione, ha speso una vita alla guida del taxi.

La passione per il mare, il ritorno d’estate al paese natio da cui era partito per il grande Nord che offre lavoro a tutti e la dedizione alla famiglia, ai due figli dei quali uno, Federico sceglie di seguirne professionalmente le orme, di diventare taxista.

Un mestiere zingaro il nostro, solitario tra la gente, che non conosce orari né stagioni, dove il calendario delle festività scorre su un binario del tutto personalizzato, secondo scaletta o esigenze particolari.

Conoscitore della città, delle viuzze, dei meandri più nascosti, il tassista è sempre stato l’approdo sicuro dei viandanti dell’ultima ora, la salvezza per chi va di fretta, il rimedio utile per chi, in gergo, rimane per strada durante uno sciopero o nel caos cittadino, l’equivalente protettivo di un’ultima lusinga al rientro dei nostri viaggi.

Un sorriso, un’indicazione spesso una confidenza, quante volte siamo stati testimoni di spezzoni di vita, flashes della durata di un quarto d’ora in cui si lascia un buon ricordo, uno scambio di vedute, uno sguardo bonario reciproco attraverso le finestre delle nostre esistenze tanto dissimili all’apparenza ma tanto vicine nei moti reconditi dell’animo.

Mentre il tassametro stabilisce il costo del servizio, si crea all’interno della vettura un ambiente ovattato che pur nella brevità del viaggio, apre come una parentesi della vita di chi è a bordo, che può essere vissuta in rispettoso silenzio o nello scambio loquace con chi sta alla guida, anche egli bisognoso, molto spesso, di interloquire per inframmezzare la monotonia delle attese e delle giornate in cui i chilometri percorsi sono sempre gli stessi, sempre quelli.

Una vita di strada il nostro mestiere dove può accaderti di tutto in maniera mai del tutto scontata, dove la gioia spensierata dei ragazzini si mescola ai sentimenti controversi degli adulti in una fantasmagoria di comportamenti e reazioni imprevedibili.

La cronaca di questi giorni ci riporta drammaticamente indietro di tre anni: stessa dinamica, stessi futili motivi, stessa rabbia repressa che sfocia nell’atto violento e irrazionale, stesso tragico epilogo, la morte di due operatori in servizio che non faranno mai più ritorno alla loro normalità.

Raffaele Grassi

Presidente Satam